Senza categoria

Il grido del silenzio – Bakhita Ranieri

Oggi andrò a recensire un romanzo che dovreste leggere, per avere più consapevolezze, più valori e, per ultimo, ma non di importanza, più speranza: “Il grido del silenzio, di Bakhita Ranieri.

Il romanzo

“Il grido del silenzio”, di Bakhita Ranieri, è un romanzo in cui viene raccontata una realtà troppo spesso celata dietro a un sorriso finto o a una gentilezza subdola e si incespica fino a raggiungere valori profondi e bellissimi, della quale mai ci si dovrebbe dimenticare: la forza e la speranza di una madre, Teresa, che dopo la scoperta di non poter avere figli, riesce ad adottare una bambina, Chinaka, ma dovrà fare i conti con il marito Antonio, uomo violento e possessivo; la mancanza di un’infanzia da parte di Chinaka che, a causa della situazione in famiglia, si vede costretta a crescere prima del previsto; la protezione di una madre, l’unione delle donne, il silenzio, protagonista di tutta la nostra esistenza: “Il silenzio è il luogo in cui accade la magia”.

La cosa che, invece, mi ha lasciata un po’ perplessa de “Il grido del silenzio”, è stata la rivelazione istantanea del personaggio, ma forse questo è puramente soggettivo. 

Quando feci i tre mesi online della Holden, mi venne spiegato, da un errore che feci anche io, che i lettori che leggeranno i tuoi scritti,  non vorranno un personaggio svelato, dei sentimenti già strigati o delle situazioni facilmente risolvibili, perché la vita, non è mai facilmente risolvibile e quando si legge, ci si immedesima in persone vive. 

L’autrice: Bakhita Ranieri

Bakhita Ranieri è un’archeologa calabrese, innamorata della scrittura e della vita, che ha cominciato scrivendo “L’olio d’oliva. Tra storia, archeologia e scienza” a quattro mani col compagno e che, a distanza neanche di un anno, è uscita con “Il grido del silenzio”. 

Una persona squisita, che ha saputo essere paziente e gentile con me, nonostante l’attesa.

I personaggi

Ne “Il grido del silenzio” bisognerebbe analizzare bene ognuno dei protagonisti: Antonio, sempre violento e circospetto, non si fida di nessuno e pensa di aver in mano la verità assoluta, quella che non si ha nemmeno nella terza fase della vita: questo, credo, succeda quando si passa un’infanzia difficile, violenta sì, ma impegnata ad autoconvincersi che quella forza la si possiede, perché non si ha nient’altro che una mera illusione; poi c’è Teresa, la moglie, che cerca in tutti i modi di salvaguardare l’infanzia e la psiche della figlia, che cerca di essere lei il pilastro portante che sorregge entrambe, anche quando è a terra, anche quando si sente squarciata dentro.

Una donna che ha sempre cercato di non essere giudicante verso il marito, davanti alla figlia Chinaka, perché non voleva che crescesse con insegnamenti sbagliati, 

Una donna che ha amato sua figlia fin dal primo momento in cui l’ha vista, anche se non biologicamente sua. 

Una donna da cui prendere spunto e da cui imparare, ad essere più grandi.

Infine viene Chinaka (Dio decide), la figlia adottata, una bambina intelligente, astuta e gentile, che supporta costantemente la madre e sorregge un fardello eccessivamente grande per lei: il fardello della non infanzia, dell’essere cresciuta fin troppo velocemente, rispetto all’età che si ritrova ad avere. 

“Il grido del silenzio” è stato creato sulla forza di molte donne, che ogni tanto, essendo umane, hanno debolezze, che il trucco, un sorriso e l’amore giusto possono far scomparire.

Il grido del silenzio: la mia opinione

Sono rimasta piacevolmente stupita dalla grandezza di questa scrittrice e da “Il grido del silenzio”, perché ci mette davanti al negativo di una vita che non sempre va secondo un’immagine a colori. 

Mi ha portata a riflettere su diverse questioni: la prima è la violenza associata all’indifferenza della gente. Mi spiego meglio: come può, la gente, vestirsi da indifferenza di fronte a un bambino picchiato, a una donna presa a schiaffi, a una violenza psicologica; di fronte ad abusi, a mani alzate, menti spezzate, corpi lacerati? Paura? É l’unica spiegazione, seppur non plausibile, che io riesca a darmi. 

La seconda è quella che da anni mi porta a sostenere i diritti LGBTQ+, e che mi porta a pensare continuamente che ogni famiglia può diventare “casa”, se c’è amore: alcune persone pensano che la famiglia tradizionale sia l’unica soluzione ad una vita fatta di pancakes al caramello, ma ultimamente ne ho viste tante di realtà e vi posso assicurare che non è affatto così. 

Come dice Bakhita: “Se puoi definire il dolore, è perché l’hai vissuto”. 

Non siate indifferenti e fate sì che l’amore arrivi ovunque.

Conclusioni

Leggete “Il grido del silenzio”, perché è un romanzo che può portarvi a riflettere su tante cose e perché la scrittrice merita di essere conosciuta.