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Vacanze da magri: Umbria 2021

In queste vacanze in Umbria non sono ammessi i musi lunghi e neanche la noia: qua verrà raccontato il trekking da una persona tutt’altro che magra.

Vacanze in Umbria: la mia esperienza

Queste vacanze in Umbria sono cominciate in maniera frenetica e con un leggero ritardo: siamo arrivati lunghi con la prenotazione delle vacanze, primo perché c’erano delle questioni famigliari che non capivamo quando e come risolvere e secondo perché quest’anno, oltre ad essere stati in un posto nuovo, abbiamo portato con noi la mia gatta, Coffee. 

Questo ha complicato le cose. 

Abbiamo cominciato a cercare una sistemazione per noi tre, ancora indecisi sulla destinazione da prendere (per non parlare del fatto che è stata dura capire come funzionava Booking, da anziani quali siamo). Il “caso” ha voluto che tra Trentino, Umbria e Marche, la scelta ricadesse sull’Umbria per diversi motivi, ma per uno in particolare: nell’appartamento in cui avremmo alloggiato, prendevano la gatta senza chiedermi un supplemento in più e senza chiedermi se fosse o meno un gatto da appartamento (tralasciando chi mi ha detto cani sì, gatti no). 

Ora, io ovviamente ho cercato di prendere le precauzioni del caso, ma non sempre è così facile come si pensa, con gli animali, però quello che mi chiedo è questo: perché dite “Animali ammessi” quando poi non è evidentemente così? 

Tralasciando questo dettaglio, l’appartamento in cui abbiamo alloggiato nelle vacanze in Umbria (il Vallegloria, che è bellissimo oltre ogni misura e ci siamo trovati benissimo, e ha anche una posizione non lontana dal centro) ha dei proprietari gentilissimi e disponibili, anche per chi, eventualmente, e qua non faccio nomi, si chiude fuori dall’appartamento. 

Tornando a noi facciamo la prenotazione e partiamo per queste fantomatiche vacanze in Umbria: il navigatore ci diceva tre ore e mezzo di macchina, ma eravamo abbastanza positivi e tranquilli (non è vero, io ero preoccupata per la gatta, che era preoccupata del trasportino e della destinazione che avrebbe preso la sua vita). 

Siamo arrivati in questo bellissimo resort (per chi non lo avesse capito, il Vallegloria, nel caso passiate per quella splendida signora che è l’Umbria) e ci siamo messi comodi. 

Il lunedì, oltre a continuare a metterci comodi, abbiamo fatto due passi a Spello, località in cui alloggiavamo, ed è stato un colpo di fulmine: case in mattoni, fiori, porchetta, salite e discese, porchetta, panorama mozzafiato, salumi, scalini, tartufo, porchetta. 

Un vicolo di Spello.

Non ci aspettavamo nulla del genere, così abbiamo passato il lunedì a girare Spello e poi siamo tornati in quel che era il nostro covo. 

Il bello, però, arriva dal mattino dopo. 

Torniamo un attimo indietro: prima di partire per l’Umbria, io e il mio compagno ci eravamo detti che nonostante grassi avremmo voluto fare trekking, per questo cercavamo un posto dove ci fossero delle montagne più o meno alte, così sono andata in libreria e ho ordinato un bellissimo libro sul trekking intitolato “Umbria a piedi”, ( di Luca Marcantonelli, Nicola Pezzotta e Stefano Properzi), ma lo abbiamo decisamente sottovalutato e ora capirete il perché (quando dico “librettostronzo” non intendo offendere nulla, nè la casa editrice, nè l’autore del libro, perché il libro è stato scritto molto bene). 

In tutti i libri e i siti di trekking a fare gli articoli e a scrivere i percorsi sono sicuramente delle persone magre. Questo lo abbiamo capito perché nonostante in molti dei percorsi e sui siti ci fosse scritto “facilmente percorribile”, o “salita non troppo salita”, noi abbiamo fatto così fatica, che abbiamo fatto il resto del viaggio in silenzio (nemmeno questo è vero, io continuavo a parlare, per contrastare quel fiato che non avevo): tutto questo per dire che stavolta sarò io, una grassa, a scriverlo.  

Quindi tutto, in realtà, è partito martedì, quando abbiamo preso la fatale decisione di andare alle cascate del Menotre: il libretto in questione, quel falsone del libretto, ci diceva che era facilmente percorribile e che in tre ore si sarebbe fatto tutto, così siamo arrivati nel piazzale giusto (forse sì o forse no) e abbiamo cominciato a camminare sempre in salita, e se c’era una discesa, stai pur certo che prima o poi si cambiava pendenza. 

Tralasciando il fatto che siamo due persone di dubbia attenzione (pensavamo fosse un anello e che quindi per arrivare alle cascate, dovessimo anche vedere l’Eremo, ma non è stato così, perché da quelle scalinate ripidissime, e ripeto ripidissime, siamo anche dovuti scendere e sul librettostronzo c’era scritto), una volta imboccato il sentiero giusto, dopo essere scesi dall’Eremo, io sono andata nel panico: l’acqua stava finendo, io mi stavo bruciando e il caldo non aiutava (per la precisione 40°). Dopo essermi un attimo ripresa, il mio compagno ha avuto la geniale idea di farmi vedere dove saremmo dovuti arrivare e ho cominciato a pensare che non ce l’avremmo mai fatta. Insomma, un passo dietro l’altro in maniera molto lenta e fermandoci ad ogni ombra, ci siamo fatti forza e siamo tornati al paese di Pale, da cui eravamo partiti (mi ricordo così bene questi nomi, che non devo nemmeno guardare su quel libretto fasullo) e una volta lì ci siamo presi tre bottigliette d’acqua, un succo e una coca (sì, avevamo finito l’acqua).

Durante il percorso per le Cascate del Menotre.

Tutto questo per dirvi che se sto scrivendo, sono tornata dalle vacanze in Umbria, ancora viva e ce l’ho fatta, che le cascate, soprattutto una in verità, erano bellissime, ma che percorsi del genere non fanno evidentemente per noi, non ancora almeno: soddisfatta sì, ma più consapevole dei miei limiti fisici.  

Ma non è finita qua, perché non siamo mica andati in vacanza, come ha detto il mio compagno, ma a fare i turisti. 

Il mercoledì seguente a quella giornata devastante abbiamo deciso, che sono assolutamente da vedere, di andare alle cascate delle Marmore (foto in evidenza), che sembra una specie di Mirabilandia, ma fatto dalla natura: ci sono vari percorsi che si possono fare, è consigliato prenotare, soprattutto se si desidera una guida, e se non siete avvezzi all’acqua, prendete o acquistate un k-way.

Quel giorno faceva talmente caldo, che sarei rimasta davanti all’acqua in eterno, peccato che c’era una marea di gente e la fila doveva scorrere, ma è stato tutto così bello da far tremare i sensi (chiaramente lì ci ero andata preparata: cremina solare e cappellino a portata di mano. Ovviamente sono inciampata per ben due volte). 

Ecco, le risate, però, arrivano giovedì, decisi ad andare alle ex ferrovie di Spoleto – Norcia

Ah, che risate. 

Ci spostiamo con la macchina, il librettostronzo diceva che dovevamo raggiungere un piazzale (in realtà era piuttosto chiaro, ma il mio compagno insisteva che non era quello): così arriviamo, avvistiamo un numero spropositato di piazzali e parcheggiamo in uno (che era quello giusto), poi non so bene perché interpretiamo a nostro modo il percorso e decidiamo di cambiare piazzale (per ben due volte). 

Terzo piazzale raggiunto, scendiamo, ci prepariamo, poi avvistiamo uno tra i miliardi di sentieri che c’erano lì e lo prendiamo: errore numero uno. 

Torniamo indietro, attraversiamo la strada e rimaniamo lì per circa un quarto d’ora a cercare di capire quale fosse il benedetto sentiero e poi, stremati dal troppo pensare, ci fermiamo in un bar a prendere il caffè e chiediamo informazioni: “Buongiorno. Scusi, ma è quello il sentiero per le ferrovie Spoleto – Norcia?”. 

Il barista bofonchia qualcosa che pareva un sì e per non sembrare due persone di dubbia attenzione, quali siamo, ci siamo fatti andare bene quella risposta e siamo ripartiti. 

Abbiamo fatto tanta strada, pari sì, ma tanta strada, tra macchine che passavano, borghi visti in lontananza e distese di campi infiniti, che ci siamo detti che forse non eravamo sulla strada giusta, ma abbiamo continuato ad andare avanti. 

E avanti. 

E avanti. 

E avanti, finché non abbiamo incontrato una famiglia e abbiamo chiesto a loro, giusto per essere sicuri che fosse il percorso corretto: “Scusate, ma per le ex ferrovie Spoleto – Norcia sempre di qua?”. 

Loro ci hanno guardato, hanno pensato non so bene cosa, ma posso immaginarlo, e hanno risposto: “No, ragazzi, per le ferrovie dall’altra parte. Avete sbagliato proprio direzione”. 

Abbiamo ringraziato, tirato giù qualche santo, ci siamo fatti una risata e siamo tornati indietro: stavolta avevamo preso abbastanza acqua, ma non abbastanza sale in zucca. 

Una volta tornati indietro abbiamo fatto quello che un vero trekker non fa mai: era la mezza, la gatta era a casa da sola e noi stanchi di sbagliare sentiero, quindi siamo letteralmente tornati indietro, a Spello (volevamo passarci in macchina, alle ferrovie, ma alla fine era tutto chiuso, quindi ci abbiamo rinunciato). 

Lo so, lo so, non si fa, ma quel giorno eravamo stanchi: credo che le cascate del Menotre ci abbiano influenzato per tutta la durata del viaggio. 

Venerdì, dopo una settimana che mangiavamo in casa (a parte i panini con la porchette e la crescia con la mortadella e il salame di cinghiale), abbiamo deciso di passare l’ultimo giorno, pranzo e cena, al ristorante (il ristorante in cui eravamo andati a pranzo, “Le mandrie di San Paolo”, è stato spettacolare, un po’ in salita, ma bellissimo e qualitativamente parlando ineccepibile; mentre alla sera siamo andati in un ristorante a Spello, “Il Pinturicchio”, buono, ma ho preferito il primo). Ma prima di andare a scofanarci, cosa possiamo fare? 

Navigatore e via, partiamo verso Assisi, per vedere la Basilica di San Francesco d’Assisi. Facciamo colazione in tutta calma, come d’altronde è nostro solito fare, con estrema calma, e dopo un quarto d’ora di viaggio, arriviamo ad Assisi, non molto distante da noi. Ci inoltriamo per le sue strade piene di traffico e pensiamo “Non abbiamo fretta, dai”, e ci mettiamo a nostra volta in fila, perché la Basilica è da vedere per forza. 

La sorpresa è stata che non solo c’era traffico, ma era così piena la Basilica, che i parcheggi erano colmi fino all’estremo e chiusi. 

Quindi la rifaccio: navigatore e via, alla volta delle Gole di Stifone!

Anche qua, per raggiungerle, salite e discese non da poco, ma ne è valsa la pena: ci si è parso davanti uno spettacolo così colorato e pieno di storia, che ci siamo rimasti e abbiamo scattato tantissime foto. 

Gole di Stifone

In mezzo a questo disastro che siamo stati in queste vacanze in Umbria, come sempre, abbiamo fatto una visitina veloce anche al lago di Piediluco

La gatta, per chi se lo stesse chiedendo, è stata meglio di noi, anche se ogni tanto protestava: ora è qui davanti a me, che mi chiede se per caso è avanzato quel tonnetto di ieri che le piace tanto. 

Il sabato mattina siamo dovuti ripartire da quella elegantissima e intima Umbria: avremmo voluto vedere molto di più, infatti la nostra lista era molto più lunga, ma non ci siamo riusciti, vuoi perché pigri o per la scarsa settimana in cui ci siamo fermati. 

L’Umbria è stata per noi motivo di soddisfazione, ma anche di sconfitta: ci ha portati a volerli superare più spesso, quei limiti in cui, solitamente, tendiamo a nasconderci. 

Conclusione

Cosa ho imparato da queste vacanze in Umbria

Non sottovalutare mai i libri, intanto. 

Ho imparato ad amare ancora di più il trekking, piano o in pendenza che sia. 

Ho imparato ad amare i fiori, per riempirci le vie dei miei ricordi. 

Ho imparato a ridere anche nei momenti di sconforto. 

Ho imparato a lasciarmi andare nelle discese e puntare i rampini nella salita, come nella vita. 

Ho imparato ad amare gli accenti, i dialetti.

Ma soprattutto abbiamo imparato ad amare l’italia, che ci ricorda sempre che “casa”, può essere dovunque. 

Vicolo di Spello.