Recensioni (a modo mio)

Eterno finché serve – Martina Annicelli

Una casa editrice che punta tutto sull’amore e un romanzo che punta tutto sull’eternità: “Eterno finché serve”, di Martina Annicelli.

Il romanzo: Eterno finché serve

Eterno finché serve” scritto da Martina Annicelli, di 286 pagine, edito dalla Cherry Publishing, è un romanzo che unisce tre epoche diverse a un amore eterno, perso nel mare e ritrovato in una voglia: l’amore tra Hikari e Kenta, Claire e Valerian, Chiara e Valerio. 

Eterno finché serve” è tirato da un filo unico, sottile come lo spago e resistente come l’acciaio, che si vedrà partecipe in diversi periodi temporali, finché quell’amore tanto sofferto e agognato non avrà pace. 

Scrittura fluida e testo discreto. 

Un punto a sfavore della casa editrice, e dopo il terzo libro lo devo dire, è la grafica impostata non benissimo e la mancanza della biografia dell’autore/autrice. 

I personaggi

In “Eterno finché serve” si alternano tre coppie principali, in tre Paesi diversi e in tre epoche diverse: Hikari e Kenta, Kyoto (1593) la prima devota alla sua famiglia e felice della vita che conduce, il secondo devoto al suo signore, si ritroveranno ad affrontare un altro tipo di amore; Claire e Valerian, Stati Uniti d’America (1915), caduti in una guerra e in un periodo di malattia senza eguali, che si fanno valere in prima linea, separati, con una promessa in sospeso, con tanti rimorsi, ma eternamente insieme; e, infine, Chiara e Valerio, Italia (2021), che è come se si ritrovassero dopo anni, con il mare a fare da tramite tra questo amore mai finito.

Cosa hanno in comune?

Due anime, il mare e una voglia a forma di onda.

Eterno finché serve: la mia opinione

Ci credete nella reincarnazione in altri corpi? 

Ci credete ad un amore che resiste nel tempo?

Ci credete ad una storia che si protrae nei secoli? 

Chiamatemi romantica, ma io un po’ ci credo. 

Credo nelle infinite possibilità di una storia rimasta incompleta. 

Credo al destino, che hanno fatto incontrare di nuovo i miei, dopo anni, entrambi alle prese con un divorzio. 

Credo negli errori. 

Credo nella rabbia. 

Credo nei rimorsi. 

Credo ai fili intrecciati, che poi, come “Le strade portano tutte a Roma”, anche quei fili, portano tutti ad un gomitolo. 

Credo alle storie raccontate dopo la mezzanotte, intorno a un falò. 

Credo ai colori dell’alba. 

E credo alle occasioni mancate e a quelle prese al volo, per puro caso. 

Eterno finché serve” mi ha mostrato, ancora una volta, che per credere in qualcosa, devi farti pungere dalla vita, devi rischiare, devi morire, per rinascere. 

Perché per credere, bisogna sperare e per sperare, bisogna soffrire. 

Eccolo il vero ciclo della vita. 

Conclusione

Eterno finché serve” è un romanzo che crede e forse, ogni tanto, anche noi abbiamo ancora bisogno di credere.