Recensioni (a modo mio)

Città sola. Olivia Laing.

In questa autobiografia, “Città sola”, si cela una persona che ha toccato il fondo di un mare in tempesta, sfiorando la pelle della solitudine; si cela una donna che di sé e di personaggi noti, delle menti e dei corpi, ha voluto farne uno studio più approfondito; si celano tante facce che, all’interno di un unico spazio, hanno la capacità di sentirsi estremamente soli.

L’autobiografia.

“Città sola” è un’autobiografia de “Il Saggiatore”, che raccoglie il comune denominatore di artisti e personaggi più comuni.

Lettura abbastanza scorrevole, a tratti impegnativa: tenetevi vicino un dizionario ed una buona connessione ad internet.

Un libro a dir poco singolare per il modo in cui è scritto, più che ovvio, ma, non ultimo, per il tema che tratta, accuratamente visitato da pochi.

Olivia Laing.

Olivia Laing è nata nel 1977. Dopo la lettura di questo libro, mi sembra una donna curiosa, autocritica, in continua analisi, pronta ad emozioni così forti. Si racconta tramite altri personaggi famosi, elencati sotto, e li svela in parallelo a sé stessa.

Una scrittrice maestosa, che si ama o si odia, ma che ha il lascito ad una scrittura più unica che rara.

Città sola: la mia opinione.

Un libro con una cicatrice profonda, chiamata solitudine, che racconta come una città popolata da tante persone possa far sentire maledettamente soli; che racconta come artisti rimasti nella storia abbiano vissuto tematiche profonde come l’isolamento, l’emarginazione, lo stigma, l’indifferenza, il bigottismo, l’AIDS, in un’epoca bendata dall’ignoranza.

Ci pone davanti una visione della società diversa, vista dai grandi come Andy Warhol, David Wojnarowicz, Edward Hopper, Klaus Nomi, Robert Mapplethorpe, tutti con, alla base, un’infanzia non proprio facile, che ha fatto sì che si formasse un legame particolare, tra questi “scarti” della società, come dice Warhol, ma decisamente complice.

Olivia Laing, in questo libro, è riuscita a portare a galla un argomento che si tende sempre un pò ad evitare, come la depressione; è riuscita a far sentire il lettore sullo stesso piano di una scrittrice del suo calibro, come se stesse cercando di raggiungere il desiderio di Warhol con la sua filosofia dietro al marchio Coca-Cola: “Se tutti non sono belli, allora non lo è nessuno”; è riuscita a porre sé stessa sotto la luce dei lampioni, mettendosi alla prova in una città così grande e così “verde”.

“Città sola” mostra quanto l’essere umano sia fragile dinanzi a sé stesso, dinanzi ad una società che lo emargina per ciò che è o per ciò che è stato, ma dimostra anche come l’arte, in fondo, ci salvi tutti, con la sua libertà d’espressione, dandoci la possibilità, finalmente, di svelare noi stessi.

Per me è diventato una perla, questo libro, e sento che se lo leggessi una terza volta, mi arricchirebbe di cose nuove, con continua sorpresa.

Conclusione.

Essere in mezzo ad una massa di gente, in piena città, con la musica ad abbellire il paesaggio, non vuol dire non essere soli. Come chi sorride, potrebbe star toccando una depressione non calcolata. Non lo sottovalutate mai.