Storie dal mondo.

Il post porno

Questo articolo sarà un po’ prolisso, ma vale la pena di leggerlo, perché si parlerà di porno come non lo avete mai visto e perché potrà darvi molti spunti di riflessione.

Il festival del porno

Cos’è il porno

Può essere considerato una forma d’arte?

Quante versioni realmente si conoscono del porno

Noi tutti siamo abituati a riconoscere, nella parola “porno”, qualcosa di estremamente superficiale: lui e lei, pene e vagina, dentro e fuori, qualche tirata di capelli e il gioco è fatto, per lo più. 

E se invece vi dicessi che non è il solo porno che potreste vedere?

Il porno mainstream ormai è entrato in molte case e la ricerca del “piacere veloce” che la vita di tutti i giorni ci porta a compiere, non ci permette di vedere un diverso tipo di piacere, di porno e di, perché no, educazione sessuale per ragazzi: i ragazzi, infatti, appellandosi ad internet, non sanno più riconoscere il reale dalla finzione e fanno dell’industria del porno mainstream una maestra di vita. 

In una società influenzata dal soldo facile, in cui meno si paga meglio è, siti come Pornhub prendono il sopravvento: i video vengono presi da film a pagamento, non sempre col consenso, e messi nella grande distribuzione gratis, andando incontro anche a situazioni come il porno amatoriale, visto nel documentario “Hot Girls Wanted”, su Netflix. Questo porta a fermarsi, come ho sempre fatto io, ad una sorta di masturbazione semplice, efficace e standard: i famosi due minuti. 

E se ci fosse un porno in grado di farci arrivare ad un orgasmo prima mentale che fisico? 

Qualche mese fa ho conosciuto Diego Tigrotto sul virtuale, un regista di cortometraggi, anche porno, e ho cominciato un po’ a capire come si è sviluppata la scena  pornografica. Dato che mi vedeva così entusiasta e curiosa di capirne di più, mi ha regalato un biglietto (per cui ancora ringrazio) che ha segnato una mia svolta personale: l’ingresso all’Athens Porn Film Festival 2020, il primo nel suo genere, che si è tenuto ovviamente online. 

Ora qualche accenno di storia: il primo cinema erotico – pornografico, in Europa, nasce a Berlino, nel 2006, da Jürgen Brüning, storico ed abile produttore di tutti i film di Bruce La Bruce. 

Il cinema post porno, con la cultura dei corpi, ha contaminato anche l’Italia: dal 2017, a Roma, viene fatto l’Hacker Porn Film Festival, un progetto indipendente e autofinanziato, creato dai produttori e sceneggiatori Fran Stable e Lucio Massa; a Torino c’è il “Fish & Chips”; e infine a Bologna è stato creato il “Bologna Lesbian Film Festival”, dal 2007, da Luki Massa e Marta Bencich e il collettivo di Inside Porn cura la rassegna di “Ce l’ho porno”. Molte produzioni si sono viste alle prese con il post porno, come Erika Lust, femminista, che non vedo ancora in maniera chiara, quindi mi informerò maggiormente (nel frattempo potete dare un’occhiata al documentario “Hot Girls Wanted: turned on”), Meow Meow, Jan Soldat e molti altri. 

Insomma, l’industria del porno si sta evolvendo in un altro modo: proponendo temi sociali, politici, andando verso la masturbazione della psiche, più che della clitoride, e questo porta all’evoluzione di milioni di sex worker, sia che si tratti della carriera di recitazione, sia che si tratti degli altrettanti siti su cui lavorare, come Cam4, Onlyfans e molto altro. 

Quindi un altro porno, chiamato porno etico, comincia a farsi strada, ma cos’è, esattamente? Cosa c’è all’interno di questi porno?

Da quello che ho potuto vedere io, al festival di Atene c’è l’erotismo in ogni sua forma: porno BDSM, porno tra corpi non normati e in transizione, porno sensoriale, porno tra palloncini pieni d’acqua, porno in gruppo, ed io ho riso, sentito emozioni e avuto i brividi, perché qualunque cosa stessi guardando aveva una propria linea continua, un proprio colore, una propria espressione.

Ho visto tanta gente lottare per una libertà sessuale accessibile a tutti, sana e bellissima: è così tanto sbagliato? 

Quando da bambini ci raccontavano le favole, ci facevano vedere l’antagonista come il male assoluto, che andava sconfitto, che era sbagliato, perché diverso, e che non meritava nemmeno il nostro ascolto, e siamo cresciuti sbilanciandoci su “quello è sbagliato, perché non conosciuto, quindi può andare nel silenzio e nell’indifferenza”, ma non si resta bambini per sempre: cercate sempre di vedere e far vedere i due lati della medaglia, non solo quello più conveniente, che l’intelligenza sta nella curiosità di non fermarsi alle apparenze. 

E comunque, il porno, che ci dà la possibilità di non seguire delle regole e di lasciarci andare semplicemente a noi stessi, nudi e crudi, veri e sani, senza giudizio, non andrebbe così nascosto, come se fosse un fuggitivo alla ricerca di un riparo: il porno esiste ed è giusto che tutti lo sappiano. 

Lucio Massa, uno dei due produttori dell’Hacker Porn Film Festival, di Roma, mi ha concesso una “breve” intervista e anche tanta pazienza: 

  1. Quando hai cominciato a girare film porno?  

Ho iniziato a pensare di fare film porno intorno al 2014: quello stesso anno ho coprodotto, con Luigi Pastore, un film sperimentale: “Hippocampus M 21th” e, di seguito, “Violent Shit”. Nel 2015 ho prodotto il cortometraggio “Undercover Mistress” (esordio alla regia di Giulio Ciancamerla) e nel 2016 “Oltre la follia”, l’ultimo film di Luigi Atomico. Ecco dopo il film dell’’Atomico ho deciso che mi sarei occupato di porno a tempo pieno, esplorando diversi temi e producendo i film di Morgana Mayer: nel  2017 “Sexual Labyrinth”, nel 2018 ho prodotto “Female Touch”, nel 2019 “Conscious Dream” e nel 2020 “Degradaction” (cliccate qui per andare al trailer).

Dal cortometraggio “Degradaction”, di Lucio Massa.

2. Questo porno di cui si parla, che tipo di porno è? Cosa cerchi di trasmettere, o esprimere, con i tuoi porno? 

 A me è sempre interessato presentare una visione del porno non convenzionale, grottesco, assurdo, surreale. Il mio è una sorta di “antiporno”: prendo tutto ciò che manca al porno (fantasia, immaginazione, erotismo) e lo mescolo con le mie paure, i miei desideri oscuri e provo a farli diventare cinema. Insomma, uno strano sogno spaventoso che, però, potrebbe anche farti eccitare, se non ci pensi troppo e attraversi la paura e il buio. Non mi interessa mostrare della gente che fa sesso (quello lo sappiamo fare tutti ormai): io cerco di indagare sullo schifo, sugli scarti, su ciò che la società non vuole né vedere, né sapere: lì c’è la mia area di interesse. 

3. Quindi, in poche parole, crei degli “antiporno”, giocando sulle paure e sui desideri reconditi, quei desideri di cui la gente non vuole mai parlare apertamente. Per questo hai deciso di essere uno dei produttori dell’Hacker Porn Film Festival?  

Ero al festival di Berlino, anni fa, e pensavo che mi sarebbe piaciuto fare un festival sovversivo a Roma. Poi ho conosciuto Fran Stable e, per questioni di lotta contro la censura, abbiamo iniziato a pensare all’idea di fare un festival ed ecco che, dopo pochi mesi, è nato l’Hacker Porn Film Festival

4. Cos’è esattamente l’Hacker Porn Film Festival? 

L’Hacker Porn Film Festival è nato per dare valore e visibilità alle produzioni indipendenti che fanno dei corpi, della sessualità e delle transizioni tra i generi, nuovi soggetti d’indagine e ricerca. Il post porno come scrittura è in grado di scardinare i generi, le convenzioni linguistiche e il rassicurante cinema di intrattenimento a cui siamo abituati. Ecco, il festival vuole “hackerare” e destabilizzare il sistema convenzionale di fruizione del cinema; il festival raccoglie film, corti e documentari tutti inediti, in Italia, scelti e proposti al fine di stimolare dibattiti e interrogativi, ampliando i nostri confini esperienziali e incentivando una produzione indipendente nel nostro Paese. L’Hacker Porn Film Festival non è di nessuno ed è allo stesso tempo di tutte le persone che lo vogliono attraversare.

5. Il porno mainstream è sempre stato qualcosa da cui fuggire o da cui partire? 

Né uno, né l’altro: è qualcosa che esiste e che esisterà sempre, perché il porno, come il sesso, hanno sempre anticipato mode, innovazioni e sentimenti della vita sociale, solo che tutti lo spiano dal buco della serratura, invece che decidere di “sporcarsi le mani”. 

6. Ciò che non è ben chiaro, alla maggior parte della popolazione, è il fatto che in realtà siti come Pornhub, presentano solo dei piccoli scorci di film a pagamento e troppo spesso non viene fatto nemmeno a pieno consenso. Cosa ne pensi? 

Sono d’accordo: internet e la gratuità sono una grave piaga e un problema, sia per il consenso (revenge porn e i suoi derivati), sia per i contenuti privi di diritti e delle necessarie liberatorie.

7. Cos’è per te il consenso? 

Il consenso e il rispetto per me sono temi fondamentali e determinanti nella vita quotidiana così come nell’approccio al cinema, ma dobbiamo stare attenti a non far si che diventi un alibi artistico. Il cinema di per sé è finzione e permette di raccontare tutto nei dovuti modi offrendo ai regist* la possibilità di esprimere un punto di vista di cui però devono assumersi la responsabilità morale e artistica. 

8. Domanda cruciale: cos’è per te il BDSM?  

Un modo per indagare su sé stessi e i propri limiti; una filosofia basata  sull’ascolto, sul rispetto, sulla fiducia e sul silenzio. 

9. La società ha mai cercato di strozzare il tuo lavoro? Ti sei mai fatto condizionare da pareri altrui? 

La società molto spesso. I pareri altrui li ascolto sempre con grande interesse, ma solo io so cosa voglio e devo fare dentro un mio film.  

10. Ultima domanda: progetti futuri e progetti che, invece, non vorrai mai fare?

Tra i progetti futuri vorrei completare il documentario su Luigi Atomico, la seconda parte di “Degradaction” e la realizzazione di un video diario sul BDSM: la storia di un anno di sessioni in dodici piccoli video e scatti fotografici. Tra i progetti che non vorrò mai realizzare, invece, ci sono film con attori troppo nudi o col viso scoperto: io ormai faccio film piccoli ed intimisti, senza visi e quasi senza nudità. 

Conclusioni

Cos’è il porno

Può essere considerato una forma d’arte? 

Quante versioni si conoscono realmente del porno?

Ora ditemelo voi.